ALL’IMPROVVISO…. GLI ADEMPIMENTI TRASCURATI

 13.11.2018

 

Nella quotidiana rincorsa per rimanere al passo di norme e leggi siamo tutti rimasti attoniti dalla pubblicazione di una news sul portale E-DISTRIBUZIONE dal titolo “Scadenza del 17/11/2018: adempimenti per i Produttori ai sensi del Regolamento RfG (UE 2016/631)”.

 

Il regolamento istituisce un Codice di Rete che detta i requisiti per la connessione degli impianti di generazione di energia. E’ il recepimento di una regolamentazione europea, volta ad allineare tutti su tematiche sulle quali la normativa italiana, su tutte le CEI 0-16 e CEI 0-21 è anticipatrice ed all’avanguardia rispetto ad altri paesi comunitari.

 

Fin qui tutto bene. E-DISTRIBUZIONE ci facilita peraltro il compito ricordando che il Regolamento NON trova applicazione in due casi:

 

a) per gli impianti di generazione entrati in esercizio prima del 17/05/2016;

 

b) per gli impianti in relazione ai quali il contratto di acquisto dei macchinari sia stato concluso entro due anni dall’entrata in vigore del regolamento (e quindi entro il 17 maggio 2018) e il titolare dell’impianto di generazione abbia comunicato la conclusione di tale contratto al gestore di rete competente e a Terna entro 30 mesi dall’entrata in vigore del Regolamento RfG (cioè entro il 17 novembre 2018).

 

In sostanza chi è già connesso al 17/05/2016 non dovrà fare nulla.

Tutti gli altri, senza distinzione di tipologie e taglie d’impianto dovranno entro il 17/11/2018 inviare una dichiarazione sostitutiva con il modello predisposto da E-DISTRIBUZIONE.

In questo caso il distributore si è mosso con zelo encomiabile ed in modo propositivo.

 

La difficoltà resta in capo ai produttori, e di conseguenza ai tecnici, che devono inseguire una normativa ad oggi totalmente disattesa dai più. Ad esempio i maggiori produttori di inverter per fotovoltaico da noi interpellati sono ancora all’oscuro della cosa o “ci stanno lavorando”. Da ARERA e dalla CEI ancora nessuna indicazione.

 

Non è pertanto chiaro cosa accadrà a tutti coloro i quali non potranno, data la ristrettezza dei tempi, inviare la dichiarazione sostitutiva entro il 17/11/2018. Rischiano quantomeno, una volta che il regolamento troverà la giusta applicazione sul nostro territorio, oltre che il corretto recepimento da ARERA e CEI, di dover adeguare i parametri di lavoro delle apparecchiature o nel caso peggiore potrebbe rischiare la disconnessione dalla rete elettrica nazionale.

Sarebbe auspicabile e opportuno che l’Autorità fornisse chiarimenti in merito, emanando quanto prima le eventuali Delibere con le opportune indicazioni operative agli attori del settore. Infatti, se la data del 17/11/2018 è ormai di fatto superata, quella di maggio 2019, con la completa entrata in vigore del Regolamento risulta ad ogni modo troppo stretta per i fisiologici tempi di recepimento e la debita programmazione e attuazione degli adempimenti richiesti.  

 

GSE 2.0

Sia già l'alba

07.11.2018

 

Ci eravamo lasciati al precedente articolo con l’auspicio che il nuovo governo, dichiaratamente più sensibile alle prerogative dell’ambiente e finalmente con in mano i ministeri chiave per intervenire, trovasse il coraggio e la forza per garantire in Italia stabilità di indirizzo a lungo termine al settore martoriato delle energie rinnovabili. Un governo che, ricordiamo a suo merito, dal suo insediamento ha subito avvallato la proposta del Parlamento Europeo, verso target sfidanti a favore di una maggiore sostenibilità energetica ed ambientale.

Bisogna ricordare che i due nodi decisivi che abbiamo all’orizzonte prossimo, sono la necessità di sostenere maggiormente un “autoconsumo capillare” nel sistema globale in antitesi con gli enormi investimenti pregressi, e in parte non ancora ammortizzati, in termini di grandi centrali di produzione e dorsali di distribuzione elettrico.

L’altro nodo, è la necessità di una profonda ridefinizione dei mandati e direzione delle agenzie che in questi anni troppo spesso non hanno convinto appieno, nella loro missione superpartes di supportare la transizione e la crescita del settore, che per alcuni aspetti è stato vessato più che supportato. Troppo spesso infatti in questi ultimi anni l’Arera e il Gse hanno sopravanzato i loro rispettivi riferimenti politici (Parlamento e Ministero Sviluppo Economico) presentandosi quasi come attori protagonisti nel tracciare la linea politica delle direttrici di erogazione e controllo degli incentivi.

Noi tecnici ci siamo assuefatti a verifiche su impianti incentivati quasi 10 anni fa, con richieste di integrazione per documentazione già in possesso dell’ente. Siamo abituati a ricevere solleciti di dichiarazioni non previste in fase di ottenimento della tariffa incentivante.

Siamo nostro malgrado allenati a ricevere risposte ai nostri quesiti dopo tempi lunghissimi e talvolta in modo del tutto inefficace.

Oggi in uno scenario il cui il settore agonizzante è pervaso più dallo sconforto che dall’entusiasmo, nonostante regole applicative che dovrebbero essere il riferimento tecnico e giurisprudenziale a tutela di un’incertezza operativa ormai diffusa, Ater ha colto piccoli segni di un approccio della dirigenza tecnica del GSE che sembrano lasciar presagire un cambiamento. Dopo questo lunga notte, aspettando l’alba, sentiamo allora impellente porre questi punti chiave per il nostro futuro:

 

Primo punto.

Tutti vorrebbero sapere se cambierà la politica dell’ente nelle fasi di analisi delle istanze e nella verifica dei vecchi impianti, con particolare riferimento al Conto Energia, ai Certificati Bianchi ma anche del Conto Termico .

Chiediamo quindi quale sarà l’orientamento della nuova amministrazione auspicando un approccio diverso dal passato volto a:

-          Sollevare i cittadini e le imprese dall’onere di subire oggi verifiche documentali su temi già approfonditi dall’ente in fase di erogazione delle tariffe incentivanti. Il Gestore ha esercitato il suo ruolo istruttorio a tempo debito. Ora le verifiche, doverose, necessarie e auspicate, devono concentrarsi su altri elementi.

-          Concertare con le associazioni le modalità di attuazione delle verifiche citate. Chiediamo semplicemente il rispetto del “decreto controlli” DM 31/01/2014. L’art.9 comma 3 del citato decreto è ad oggi disatteso. Non esiste l’elenco ufficiale dei documenti da conservare ed inoltre vengono regolarmente richiesti documenti ulteriori rispetto a quelli presentati in sede di richiesta tariffe incentivanti. Su tutti negli impianti che hanno beneficiato del cosiddetto “SALVA ALCOA”.

-          Creare un reale dialogo con gli operatori professionali del settore. In ogni ambito di interlocuzione con l’attore pubblico i tecnici sono abituati ad avere un dialogo dettato dalla volontà di rispettare le regole e con l’obbiettivo di ottenere il risultato richiesto dalla committenza. Il GSE spa può né deve essere un muro contro il quale scontrarsi. Il Gestore dovrebbe operare con uno spirito votato allo sviluppo del settore delle rinnovabili e dell’efficienza energetica, nel rispetto di regole chiare, note e condivise.

 

Secondo punto. 

 Chiediamo la disponibilità della nuova dirigenza ad instaurare un tavolo tecnico permanente volto ad affrontare in modo continuativo i temi e le criticità che quotidianamente emergono nel settore.

Il tavolo dovrebbe consentire di trovare soluzioni condivise, nel rispetto delle regole vigenti, oltre che individuare modalità di snellimento burocratico al fine di agevolare lo sviluppo del settore e ridurre i contenziosi con il Gestore. Le tante, troppe, istanze al TAR in corso sono un forte segnale d’allarme per gli operatori, causano sfiducia nell’intero comparto, e nella sostanza contraddicono la mission del GSE spa. L’identità e i valori fondativi del Gestore dei Servizi Energetici sono ben espresse nei documenti pubblici. Non si vuole con il nostro approccio negare o contrastare l’attività di controllo, come detto necessaria e auspicata, si vuole altresì avere certezza sulle modalità operative, stabilità interpretativa da parte del gestore, possibilità di dialogare in tempo reale su temi tecnici con il Gestore come già avviene in ogni altro ambito pubblico.

 

Terzo punto. 

Con l’amministrazione uscente si era instaurato un percorso volto a liquidare su base volontaria le tariffe incentivanti associate a piccoli impianti domestici. Ci chiediamo se tale percorso verrà ripreso. Tale attività potrebbe immettere sul mercato una certa quantità di liquidità che i cittadini potrebbero sfruttare per l’installazione di sistemi di accumulo o in ogni caso eseguire ammodernamenti di impianti tecnologici volti al miglioramento dell’autoconsumo.

La strada da percorrere è ormai doppiamente segnata sia dai vincoli sanciti in sede europea sia da un’opinione pubblica che chiede sempre più lo sviluppo di fonti di energia rinnovabili. E allora oggi più che mai dobbiamo guardare con ottimismo gli scenari di crescita del settore richiamando al massimo impegno tutti gli attori coinvolti nelle sfide che ci attendono. Tecnici e GSE spa compresi.

 

Consiglio Direttivo ATER

ATER - MSA sulle criticità del documento tecnico GSE

In data 01/05/2015 il GSE spa ha pubblicato il "Documento Tecnico di Riferimento per il mantenimento degli incentivi" (DTR).

 

Il Gestore ha disatteso molte delle indicazioni fornite dagli operatori del settore nella fase di consultazione, pubblicando un testo volto all'inasprimento burocratico, oltre che finanziario, in capo ai produttori con inaccettabili elementi di retroattività che introduce inoltre disparità di trattamento tra chi non migliora la produzione o attua manutenzioni e chi, correttamente, lo fa.

 

Il sistema così strutturato penalizza assurdamente i secondi e quindi l'efficienza del parco di generazione italiano.

 

ATER, riconoscendo al GSE spa il giusto ruolo di soggetto attuatore, chiederà una proroga all'entrata in vigore del testo con l'auspicio di un aperto dialogo tra le parti volto a correggere gli aspetti più critici del DTR.

 

La comunicazione in formato PDF:

www.assotecnicirinnovabili.org/index.php/2012-06-22-10-06-40/finish/3-documenti-informativi/102-lettera-al-gse-maggio-2015-dtr

 

 

 lettera GSE maggio 2015

 

Cogliere il futuro. “La insostenibile convenienza delle energie fossili”

03.07.2018

Siamo sulla soglia di un punto di svolta. Globale, non solo energetico, e probabilmente epocale. Una importante discontinuità politica si è determinata in Italia proprio mentre è nella fase terminale una vasta e complessa trattativa europea sugli obiettivi del periodo 2020-30, in riferimento al complesso di azioni necessarie a ridurre l’impatto del sistema economico sul cambiamento climatico in corso.

Oggi abbiamo un governo nel quale l’area politica in questi anni dichiaratamente più sensibile alle prerogative dell’ambiente detiene i ministeri chiave per intervenire e che è capitato giusto in un momento ineluttabile nel quale non si può più far finta che ci sia ancora altro tempo. Un governo che ha subito preso posizione nello scontro tra il Parlamento Europeo, che proponeva target sfidanti, e la Commissione Europea, che puntava ad una sostanziale continuità con l’atteggiamento prudente fin qui tenuto. Nello scontro tra le ragioni dell’ambiente e dello sviluppo sostenibile da una parte, e della redditività delle tradizionali filiere produttive ed industriali dall’altra ha, per ora, preso posizione per le prime.

Indicatori apparentemente astratti, come l’energia prodotta da fonti rinnovabili sui consumi finali (per la quale si è stabilito un target al 32%, scegliendo tra la forchetta tra il 30 della Commissione ed il 35% del Parlamento), o l’efficienza energetica, si devono ora stabilmente tradurre in concreti investimenti, nella riattivazione di filiere produttive di lavoratori ed aziende un tempo floride, nella riduzione dell’impronta indelebile e irreversibile che poniamo sul mondo.

Per dire di un nodo cruciale: il punto probabilmente di maggiore discussione nel prossimo futuro, è il ruolo dell’autoconsumo nel sistema. È palese, infatti, che il tipo di tecnologia in grado di produrre energia rinnovabile è per sua natura diffusa, fortemente scalabile, adeguabile alla scala del consumo. Tuttavia sono presenti ancora immensi investimenti pregressi non ancora ammortizzati in capitale fisso (impianti termoelettrici ridondanti, reti di distribuzione capillari) che in caso di una diffusione massiccia delle pratiche di autoconsumo, realmente scevre da qualsiasi forma di meccanismo disincentivante (leggasi forme di premialità in bolletta che spostameno le componenti energetiche variabili su costi fissi, premiando i comportamenti energivori) potrebbero diventare zavorre superflue e finanziariamente in perdita.

Questo è il grande problema davanti al quale si trova da molti anni il sistema elettrico mondiale. Un cambiamento lento ed inesorabile che distribuisce benefici sulla comunità a scapito di pochissimi players energetici. Con lo stesso rapporto iniquo, ma stavolta invertito, secondo il quale sono sempre le moltitudini più povere a pagare la parte più salata del conto delle devastazioni climatiche e del riscaldamento globale.

Per svoltare occorre avere coraggio, ATER si augura che il nuovo governo finalmente lo avrà. L’associazione è nata con l’intento di riunire insieme tecnici professionisti di provata esperienza nel campo delle energie rinnovabili, e dal 2012 è stata foriera di iniziative e azioni a supporto degli aderenti, raccogliendo istanze, come riuscendo a portare voci autorevoli, rappresentative, coese ed indipendenti, ai tavoli delle istituzioni e aprendo canali diretti di dialogo.

Il settore delle rinnovabili e dell’efficienza energetica, che già è in progressiva crescita, si gioverà della fissazione del target al 2030, ma ha bisogno di una coraggiosa rimozione dei tanti vincoli e lacci all’autoconsumo (regolazione prosumers, centrali virtuali, contratti di lungo periodo), di una regolazione non punitiva dei Titoli di Efficienza Energetica, e del Fondo Nazionale per l’Efficienza Energetica, del potenziamento dell’Ecobonus per tutti gli edifici (e non solo per gli immobili residenziali), di misure per l’illuminazione pubblica e il retrofit degli edifici della pubblica amministrazione. Per fare ciò è necessario anche rivedere la SEN, adattandola ai nuovi obiettivi, e definire il Piano Clima-Energia, in prima stesura entro la fine dell’anno.

Inoltre, e non secondario, è indispensabile ridefinire mandato e direzione delle agenzie che in questi anni troppo spesso non hanno convinto appieno nella loro missione superpartes, velocizzando la transizione. Troppo spesso infatti in questi ultimi anni l’Arera e il Gse hanno sopravanzato i loro rispettivi riferimenti politici (Parlamento e Ministero Sviluppo Economico) presentandosi quasi come attori protagonisti nel tracciare la linea politica.

Se questi nodi saranno affrontati, il prossimo decennio sarà caratterizzato da un’intensa trasformazione delle modalità di produzione e degli stili di vita che vi sono connessi, in direzione di una maggiore sostenibilità energetica ed ambientale. Detto in altro modo, la sfida epocale non più rimandabile che influirà sulla stabilità e qualità della vita a livello globale non potrà che passare attraverso lo sfruttamento di energia pulita, accessibile e distribuibile orizzontalmente a tutti, in quanto patrimonio naturale e gratuito, della e per l’umanità tutta.

Di fatto, in una società ormai interconnessa e la cui sopravvivenza è inesorabilmente destinata ad essere sempre più dipendente dall’energia elettrica, si faranno strada pratiche di produzione e consumo di energia molto più adatte alle caratteristiche sociali e produttive dei singoli territori (es. storage, e-mobility, e-farm, ecc).

In questa transizione energetica avrà successo solo chi riuscirà ad utilizzare in modo sinergico e creativo i molti strumenti messi a disposizione e noi tecnici del settore dobbiamo necessariamente affrontare con forte ottimismo questo periodo poiché il contesto di multidisciplinarità in cui si muovono le rinnovabili e l’efficientamento energetico richiederanno sempre più competenze specialistiche.

Riteniamo di essere titolati, adeguati e pronti come non mai a guidare la transizione energetica grazie alle competenze maturate in oltre un decennio di forte sviluppo delle rinnovabili: possediamo il know-how, abbiamo consolidato tecnologie pulite mature, stiamo già lavorando con tecnologie innovative in forte espansione. E soprattutto, abbiamo e ci mettiamo passione, ancora e tanta.

Tutto questo speriamo e davvero auspichiamo, in un quadro politico nuovo e coraggioso, al quale siamo disposti a dare tutto il nostro supporto professionale, concreto e libero, per garantire stabilità di indirizzo a lungo termine.

 

Consiglio Direttivo ATER

Comunicato riguardo l'adeguamento ISTAT per Impianti FV in 1° Conto Energia

C'era una volta il Primo Conto Energia

Quasi 10 anni fa in Italia partì l'avventura del fotovoltaico, dopo le timide leggi regionali che avevano applicato il programma di finanziamento nazionale (1.000 e poi successivamente 10.000 tetti fotovoltaici), arrivò il tanto atteso decreto di incentivazione in "Conto Energia", ovviamente in ritardo di un anno rispetto a quanto stabilito da un celebre Decreto dell'allora Presidente Carlo Azeglio Ciampi.
Finalmente una legge che invece di dare soldi a pioggia premiava gli impianti funzionanti!
La novità di un incentivo sull'energia effettivamente prodotta è stata una vera rivoluzione, non è certo un caso che questa idea sia arrivata dal Nord Europa. Per noi tecnici, per i pochi che allora ambivano ad esercitare la propria professione nel campo delle energie rinnovabili, è stato sicuramente un inaspettato colpo di fortuna ritrovare in Gazzetta Ufficiale il "DM 28 Luglio 2005".
I prezzi dei moduli fotovoltaici erano letteralmente proibitivi, un impianto domestico con potenza di picco di 3kWp costava all'utente finale una cifra prossima ai 30.000€, i pochi che hanno avuto comunque il coraggio di mettersi in gioco hanno fatto investimenti importanti, per la maggior parte di loro non si è trattato di semplici speculazioni economiche ma di una vera scelta etica, un impegno concreto verso un futuro sostenibile.
L'incentivazione al fotovoltaico è stata una vittoria planetaria, i prezzi mondiali sono stati abbattuti proprio grazie al nostro Paese, tanto che oggi lo stesso impianto da 3kWp può essere installato spendendo il 75% in meno.
Ma in questo Paese non si può mai stare tranquilli, infatti il legislatore nel 2006 emanò un decreto con norme retroattive che annullavano l'adeguamento ISTAT per le tariffe incentivanti degli impianti del 1° Conto Energia. Ci fu una battaglia legale e nello stesso anno un ricorso al TAR della Lombardia annullò le norme retroattive.
Nel 2012 il Consiglio di Stato annullò gli effetti del ricorso, ed in questi giorni tutti i possessori di un impianto fotovoltaico realizzato col 1° Conto Energia stanno ricevendo le raccomandate da parte del GSE dove viene ripristinata la tariffa incentivante, annullato l'adeguamento ISTAT e attivato il procedimento di recupero delle somme erogate in ragione della tariffa superiore a quella iniziale.
I soggetti hanno solo 10 giorni per tentare di opporsi in forma scritta!
Immaginiamo quante persone si ritrovano all'improvviso un danno che può essere approssimato in 1.000€/kWp e che non sanno proprio come rispondere.
In realtà esiste già un ricorso al TAR del Lazio, non si sa come andrà a finire e si teme che questa battaglia dovrà necessariamente spostarsi sul piano politico e istituzionale.
Cosa può fare un Soggetto Responsabile quando riceve la fatidica raccomandata dal GSE?
La prima reazione a caldo è quella di trovare in fretta e furia un avvocato e di rispondere per le rime, ma i tempi sono strettissimi e riuscire trovare un avvocato già preparato e "sul pezzo" si rivela un'impresa disperata.
Abbiamo ricevuto molte lettere e segnalazioni che ci chiedono aiuto in tempi brevi, ATER non ha avvocati al proprio interno e possiamo solo constatare che il GSE non fa altro che applicare la legge, il problema sta a monte e come sempre più spesso ci troviamo a constatare che sono sempre gli stessi a pagare il conto.
La sentenza del Consiglio di Stato è del 2013 e il GSE si è mosso con due anni di ritardo; quindi, fatta salva la prescrizione del credito, sulla quale si dovranno esprimere gli organi competenti e facendo quindi riserva di opporre nelle sedi opportune l'istanza di prescrizione parziale, ci sentiamo di suggerire che si può legittimamente richiedere almeno la dilazione della restituzione in considerazione del tempo intercorso dai fatti ed anche dalla sentenza in oggetto.

ATER