POSIZIONE DI ATER SUL DOCUMENTO DEL MINISTERO DELLO SVILUPPO ECONOMICO SULLA RIFORMA DEL MECCANISMO DEI CERTIFICATI BIANCHI.

Il Ministero dello Sviluppo Economico, in data 31 Luglio 2015 ha pubblicato un documento con "l'obiettivo di illustrare le linee di riforma del sistema che il Ministero dello Sviluppo Economico, di concerto con il Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, ha definito per un uso più efficiente ed efficace delle risorse, così come previsto dalla legge e in vista degli obiettivi nazionali da raggiungere al 2020", per sottoporlo all'attenzione degli operatori del settore e raccoglierne le osservazioni che dovevano essere presentate entro il 30 Settembre 2015. 

Segue un necessariamente breve, a fronte della complessità e vastità del tema, riassunto del punto di vista di ATER. Il documento propone delle novità interessanti e condivise da ATER quali :
- una maggiore condivisione della responsabilità nei confronti del GSE fra i realizzatori del progetto e i proponenti dello stesso (tipicamente le E.S.Co) quando non siano questi ultimi i finanziatori.
- la revisione del meccanismo dell'anticipo dei risparmi. In sostanza l'attuale regolamentazione "anticipa" forse eccessivamente l'erogazione dei certificati bianchi a fronte dei risparmi dei progetti, erogandoli tipicamente in 5 anni, a fronte di una vita reale considerata ad esempio di 15 anni;
- misure più incisive per prevenire comportamenti speculativi;
- rafforzamento del regime dei controlli. Tale punto riveste un ruolo particolarmente significativo perché va a tutelare gli operatori che agiscono correttamente e subiscono i danni indiretti di chi invece agisce fuori dalla legalità. ATER auspica che i controlli saranno eseguiti da personale ben formato e riguardino gli aspetti sostanziali dei progetti, e non cavilli meramente burocratici applicati con il solo scopo di "recuperare incentivi" come è accaduto ad esempio in certi casi per gli impianti fotovoltaici. Altro punto importante è l'immediatezza dei controlli (anche eventualmente su base volontaria) rispetto all'attivazione dei progetti per evitare grovigli legali per contenziosi che si attiverebbero nel periodo finale dell'incentivazione;
- ampliamento del meccanismo a nuovi settori, con sicure prospettive di miglioramento dell'efficienza energetica, anche attraverso l'istituzione di nuove schede e nuovi tipi di proposte.
Un punto da chiarire, potenzialmente molto preoccupante, è quello relativo alla proposta che i proponenti i progetti abbiamo l'obbligo di capitalizzazione equivalente al valore (presunto? su che quotazione?) dei TEE ricevuti o equivalenti fidejussioni bancarie. Durante un convegno tenutosi a Roma presso la sede del GSE, i rappresentati presenti dello stesso GSE parevano rassicurare che questa non era l'interpretazione corretta di quanto riportato dal documento di proposta. ATER si augura che il punto venga esposto in modo più chiaro, per scongiurare una proposta che se presa alla lettera provocherà la sicura scomparsa dei piccoli operatori, configurando la presenza sul mercato dei TEE di pochi grandi operatori. ATER auspica che la "selezione" venga attuata in base a criteri di qualità (ad esempio da Luglio 2016 le E.S.Co per potere operare con i CB dovranno essere certificate secondo la norma UNI 13532) e non in base a criteri economici quali la capitalizzazione. Che senso avrebbe richiedere qualità agli operatori se poi il "filtro" si rivelasse solo di tipo economico?
Ma la proposta contenuta nel documento, che più di tutte le altre ha lasciato quasi increduli gli operatori del settore delle fonti energetiche rinnovabili è quella di eliminarle brutalmente dal meccanismo dei certificati bianchi, che si era negli anni di applicazione dimostrato estremamente funzionale, apprezzato dai clienti finali e che aveva portato a importanti risultati in termini di svilupo di progetti. La giustificazione addotta della non possibilità di computare i risparmi così ottenuti per le rendicontazioni in sede europea è stato dimostrato da più operatori (ma è anche opinione ENEA) non essere soddisfacente.
Dei sondaggi informali eseguiti attraverso operatori del settore hanno evidenziato che su questo punto vi è stato un unanime disaccordo sulla proposta. A conferma della illogicità della proposta, è arrivata il 14 Ottobre una risoluzione della commissione Industria del Senato, che invita a "non escludere dall'ambito degli interventi che danno titolo ai certificati bianchi quelli concernenti la produzione di calore da fonti di energia rinnovabile e da calore di scarto quando sia sostitutiva di fonti fossili, o da gas naturale quando sia in sostituzione del carbone, in ambito industriale".
ATER si augura quindi che il sistema della consultazione non sia un mero esercizio procedurale, ma che l'unanime giudizio degli operatori del settore, nonché le indicazioni del Senato, facciamo si che le fonti energetiche rinnovabili rimangano nel meccanismo dei certificati bianchi.
ATER auspica che tale provvedimento non riguardi solo la produzione di energia termica, ma anche quella di energia elettrica e che il settore del fotovoltaico, giù duramente penalizzato da ogni tipo di provvedimento avverso , non venga ulteriormente colpito essendo i certificati bianchi, ove non sussistano gli estremi per le detrazioni fiscali , l'unico strumento incentivante attualmente presente. Oltretutto i certificati bianchi sono previsti sono per impianti di potenza inferiore ai 20 kWp, quindi certamente impianti che non hanno nulla di speculativo ma sono realizzati in ottica di mero autoconsumo.