Cogliere il futuro. “La insostenibile convenienza delle energie fossili”

03.07.2018

Siamo sulla soglia di un punto di svolta. Globale, non solo energetico, e probabilmente epocale. Una importante discontinuità politica si è determinata in Italia proprio mentre è nella fase terminale una vasta e complessa trattativa europea sugli obiettivi del periodo 2020-30, in riferimento al complesso di azioni necessarie a ridurre l’impatto del sistema economico sul cambiamento climatico in corso.

Oggi abbiamo un governo nel quale l’area politica in questi anni dichiaratamente più sensibile alle prerogative dell’ambiente detiene i ministeri chiave per intervenire e che è capitato giusto in un momento ineluttabile nel quale non si può più far finta che ci sia ancora altro tempo. Un governo che ha subito preso posizione nello scontro tra il Parlamento Europeo, che proponeva target sfidanti, e la Commissione Europea, che puntava ad una sostanziale continuità con l’atteggiamento prudente fin qui tenuto. Nello scontro tra le ragioni dell’ambiente e dello sviluppo sostenibile da una parte, e della redditività delle tradizionali filiere produttive ed industriali dall’altra ha, per ora, preso posizione per le prime.

Indicatori apparentemente astratti, come l’energia prodotta da fonti rinnovabili sui consumi finali (per la quale si è stabilito un target al 32%, scegliendo tra la forchetta tra il 30 della Commissione ed il 35% del Parlamento), o l’efficienza energetica, si devono ora stabilmente tradurre in concreti investimenti, nella riattivazione di filiere produttive di lavoratori ed aziende un tempo floride, nella riduzione dell’impronta indelebile e irreversibile che poniamo sul mondo.

Per dire di un nodo cruciale: il punto probabilmente di maggiore discussione nel prossimo futuro, è il ruolo dell’autoconsumo nel sistema. È palese, infatti, che il tipo di tecnologia in grado di produrre energia rinnovabile è per sua natura diffusa, fortemente scalabile, adeguabile alla scala del consumo. Tuttavia sono presenti ancora immensi investimenti pregressi non ancora ammortizzati in capitale fisso (impianti termoelettrici ridondanti, reti di distribuzione capillari) che in caso di una diffusione massiccia delle pratiche di autoconsumo, realmente scevre da qualsiasi forma di meccanismo disincentivante (leggasi forme di premialità in bolletta che spostameno le componenti energetiche variabili su costi fissi, premiando i comportamenti energivori) potrebbero diventare zavorre superflue e finanziariamente in perdita.

Questo è il grande problema davanti al quale si trova da molti anni il sistema elettrico mondiale. Un cambiamento lento ed inesorabile che distribuisce benefici sulla comunità a scapito di pochissimi players energetici. Con lo stesso rapporto iniquo, ma stavolta invertito, secondo il quale sono sempre le moltitudini più povere a pagare la parte più salata del conto delle devastazioni climatiche e del riscaldamento globale.

Per svoltare occorre avere coraggio, ATER si augura che il nuovo governo finalmente lo avrà. L’associazione è nata con l’intento di riunire insieme tecnici professionisti di provata esperienza nel campo delle energie rinnovabili, e dal 2012 è stata foriera di iniziative e azioni a supporto degli aderenti, raccogliendo istanze, come riuscendo a portare voci autorevoli, rappresentative, coese ed indipendenti, ai tavoli delle istituzioni e aprendo canali diretti di dialogo.

Il settore delle rinnovabili e dell’efficienza energetica, che già è in progressiva crescita, si gioverà della fissazione del target al 2030, ma ha bisogno di una coraggiosa rimozione dei tanti vincoli e lacci all’autoconsumo (regolazione prosumers, centrali virtuali, contratti di lungo periodo), di una regolazione non punitiva dei Titoli di Efficienza Energetica, e del Fondo Nazionale per l’Efficienza Energetica, del potenziamento dell’Ecobonus per tutti gli edifici (e non solo per gli immobili residenziali), di misure per l’illuminazione pubblica e il retrofit degli edifici della pubblica amministrazione. Per fare ciò è necessario anche rivedere la SEN, adattandola ai nuovi obiettivi, e definire il Piano Clima-Energia, in prima stesura entro la fine dell’anno.

Inoltre, e non secondario, è indispensabile ridefinire mandato e direzione delle agenzie che in questi anni troppo spesso non hanno convinto appieno nella loro missione superpartes, velocizzando la transizione. Troppo spesso infatti in questi ultimi anni l’Arera e il Gse hanno sopravanzato i loro rispettivi riferimenti politici (Parlamento e Ministero Sviluppo Economico) presentandosi quasi come attori protagonisti nel tracciare la linea politica.

Se questi nodi saranno affrontati, il prossimo decennio sarà caratterizzato da un’intensa trasformazione delle modalità di produzione e degli stili di vita che vi sono connessi, in direzione di una maggiore sostenibilità energetica ed ambientale. Detto in altro modo, la sfida epocale non più rimandabile che influirà sulla stabilità e qualità della vita a livello globale non potrà che passare attraverso lo sfruttamento di energia pulita, accessibile e distribuibile orizzontalmente a tutti, in quanto patrimonio naturale e gratuito, della e per l’umanità tutta.

Di fatto, in una società ormai interconnessa e la cui sopravvivenza è inesorabilmente destinata ad essere sempre più dipendente dall’energia elettrica, si faranno strada pratiche di produzione e consumo di energia molto più adatte alle caratteristiche sociali e produttive dei singoli territori (es. storage, e-mobility, e-farm, ecc).

In questa transizione energetica avrà successo solo chi riuscirà ad utilizzare in modo sinergico e creativo i molti strumenti messi a disposizione e noi tecnici del settore dobbiamo necessariamente affrontare con forte ottimismo questo periodo poiché il contesto di multidisciplinarità in cui si muovono le rinnovabili e l’efficientamento energetico richiederanno sempre più competenze specialistiche.

Riteniamo di essere titolati, adeguati e pronti come non mai a guidare la transizione energetica grazie alle competenze maturate in oltre un decennio di forte sviluppo delle rinnovabili: possediamo il know-how, abbiamo consolidato tecnologie pulite mature, stiamo già lavorando con tecnologie innovative in forte espansione. E soprattutto, abbiamo e ci mettiamo passione, ancora e tanta.

Tutto questo speriamo e davvero auspichiamo, in un quadro politico nuovo e coraggioso, al quale siamo disposti a dare tutto il nostro supporto professionale, concreto e libero, per garantire stabilità di indirizzo a lungo termine.

 

Consiglio Direttivo ATER