L’INTEGRAZIONE AL RISCALDAMENTO CON IL SOLARE TERMICO : UN’ANALISI NUMERICA

Con l'aumentare delle percentuali di energia termica per riscaldamento da fornire con fonte rinnovabile ai nuovi edifici o agli edifici sottoposti a ristrutturazioni rilevanti, imposte dal DLGS 28/2011, e in particolare del suo allegato 3, inizia a diventare significativo come ottemperare a tale obbligo, arrivato nel 2014 al 35%.
Per energia da fornire si intente la somma di quella necessaria per il riscaldamento degli ambienti e quella per la produzione di acqua calda sanitaria. Un corollario non poco rilevante della norma indica che gli obblighi di cui sopra non possono essere assolti tramite impianti da fonti rinnovabili che producano esclusivamente energia elettrica la quale alimenti, a sua volta, dispositivi o impianti per la produzione di acqua calda sanitaria, il riscaldamento e il raffrescamento. La conseguenza più diretta è che un impianto fotovoltaico che alimenta un successivo sistema di produzione di energia termica, non è considerato valido al fine dell'ottenimento del 35% di energia rinnovabile.
Approfittando del dover risolvere questo aspetto per i nuovi edifici mi sono proposto di andare più a fondo su un tema di cui sento parlare da anni : l'integrazione del riscaldamento con i pannelli solari termici è una soluzione efficiente, conveniente, ottimizzante un investimento?

 

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Twittbombing contro spalmaincentivi e tasseautoconsumo

Invitiamo tutti i tecnici e sostenitori delle Energie Rinnovabili a partecipare alla discussione su Twitter attraverso gli Hashtag: #governofossile #spalmaincentivi #autoconumo #tassasuicontrolli. Diventate nostri follower sugli account: @ATER7246348 e @MSA6solare

 

Immagine Ater

“Rinnovabili e spalmaincentivi: scegliere tra passato e futuro”.

Appello per la transizione energetica

“Rinnovabili e spalmaincentivi: scegliere tra passato e futuro”.

Ater, Associazione che raggruppa tecnici ed operatori di base del settore delle energie rinnovabili e dell'efficienza energetica, chiede al Parlamento Italiano ed alle forze politiche presenti nel paese di garantire stabilità al settore nel quadro di una equilibrata e sostenibile transizione energetica ormai non più procrastinabile. Invita quindi a ripensare all'opportunità e alla stessa legittimità di atti di decretazione d'urgenza su materie che devono essere soggette alla più ampia condivisione, rappresentando il futuro del paese. In questa direzione richiede di essere ascoltata per portare all'attenzione del decisore gli impatti sulla piccola generazione distribuita di azioni legislative che allontanano il paese dalla possibilità di guadagnare l'indipendenza energetica e territoriale.

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Alessandro Visalli coordinatore di FREE

COORDINAMENTO FREE:

SILVESTRINI NUOVO PRESIDENTE

ALESSANDRO VISALLI COORDINATORE

Zorzoli presidente onorario dell’associazione che punta a rafforzarsi

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Big Blue e il fiume della storia. Fermare con le mani il progresso di Alessandro Visalli

 

Big Blue era una grande impresa, nata nel 1911 ma attiva da 1888, ha inventato cose straordinarie come il bancomat, il disco floppy, la carta a banda magnetica, il database relazionale, la scheda madre, connettori PS/2, l'Universal Product Code (UPC), il sistema SABRE di prenotazione aerea, la DRAM, e il sistema d'intelligenza artificiale Watson.

Aveva un prodotto imbattibile che faceva solo lei: il computer. Questo prodotto lo volevano tutti ma costava molto e regalava succosi profitti alla grande mamma. Una mamma che dava lavoro a centinaia di migliaia di persone.

 

Purtroppo all’inizio degli anni ottanta, lo ricordiamo tutti, esplode una produzione distribuita, economica, travolgente, di computer “compatibili”. In pochi anni Big Blue arriva sull’orlo del baratro. Era successa una cosa impensabile: una tecnologia che sapeva fare solo lei ora la potevano fare tutti, ragazzi nel garage di casa, con componenti prodotti in tutti il mondo, a prezzi bassissimi.

 

In ogni casa abbiamo ora un computer.

 

Che sarebbe successo se il Governo (un immaginario Governo Mondiale) avesse portato soccorso alla nostra buona mamma, proibendo di fare computer a casa? Oppure se avesse introdotto una tassa retroattiva per cui chi lo aveva senza il magico marchietto IBM fosse costretto a pagare il doppio del suo valore?

 

Avremmo ancora un solo, preziosissimo, computer in ogni ufficio e nessuno a casa. Non avremmo centinaia di milioni di persone al lavoro.

 

 

Cosa sta succedendo con la nostra energia? Una cosa semplicissima: la vecchia produzione concentrata, sostenuta da economie di scala imbattibili, è stata spiazzata da un salto di paradigma tecnologico. Ora la componentistica per produrre energia senza costi di approvvigionamento di materie prime combustibili è diventata economica, semplice, flessibile e scalabile. Siamo in mezzo ad un passaggio di fase nella secolare dipendenza dell’umanità dall’energia.

E come reagiscono le nostre società dominanti, abituate a contendersi un mercato dove gli operatori si contano sulle dita di massimo due mani? Cercano di chiedere aiuto al potere. Al Governo.

Cercano di fermare il fiume con le loro grandi mani.

 

Non è possibile.

Ma qualcosa si può ottenere: si può distruggere i pochi brandelli di credibilità che il nostro Stato ha rispetto alla sua capacità di mantenere la parola data. Si possono stracciare oggi contratti (di diritto privato) stipulati due, tre anni fa tra due parti una delle quali è un cittadino o un’impresa che ha speso suoi soldi (magari prestati da una banca), per realizzare un impianto di produzione energia elettrica, che non brucia carbone, né gas metano, né petrolio o olio pesante, di piccola taglia in grado di produrre energia idonea al consumo di uno stabilimento industriale, di un paese, di una casa. E che la fa, questa energia, vicino allo stabilimento, al paese, alla casa.

 

Certo, questo impianto ha una colpa. Imperdonabile. Fa tenere spenta quella bella centrale, intitolata ad un nostro genio italiano, che nell’alto Lazio –ad esempio- potrebbe alimentare da sola l’intera regione, che inquina come tre milioni di auto per 20.000 km all’anno, che dà lavoro ad un centinaio di persone. Inoltre fa crollare il prezzo dell’energia (il prezzo all’ingrosso è caduto, proprio come per i computer “compatibili”, del 18% solo negli ultimi tre mesi). In bolletta non ce ne siamo accorti perché qualcuno si tiene il margine (area gialla nel grafico). 

Big Blue era una grande impresa, nata nel 1911 ma attiva da 1888, ha inventato cose straordinarie come il bancomat, il disco floppy, la carta a banda magnetica, il database relazionale, la scheda madre, connettori PS/2, l'Universal Product Code (UPC), il sistema SABRE di prenotazione aerea, la DRAM, e il sistema d'intelligenza artificiale Watson.

Aveva un prodotto imbattibile che faceva solo lei: il computer. Questo prodotto lo volevano tutti ma costava molto e regalava succosi profitti alla grande mamma. Una mamma che dava lavoro a centinaia di migliaia di persone.

 

Purtroppo all’inizio degli anni ottanta, lo ricordiamo tutti, esplode una produzione distribuita, economica, travolgente, di computer “compatibili”. In pochi anni Big Blue arriva sull’orlo del baratro. Era successa una cosa impensabile: una tecnologia che sapeva fare solo lei ora la potevano fare tutti, ragazzi nel garage di casa, con componenti prodotti in tutti il mondo, a prezzi bassissimi.

 

In ogni casa abbiamo ora un computer.

 

Che sarebbe successo se il Governo (un immaginario Governo Mondiale) avesse portato soccorso alla nostra buona mamma, proibendo di fare computer a casa? Oppure se avesse introdotto una tassa retroattiva per cui chi lo aveva senza il magico marchietto IBM fosse costretto a pagare il doppio del suo valore?

 

Avremmo ancora un solo, preziosissimo, computer in ogni ufficio e nessuno a casa. Non avremmo centinaia di milioni di persone al lavoro.

 

 

Cosa sta succedendo con la nostra energia? Una cosa semplicissima: la vecchia produzione concentrata, sostenuta da economie di scala imbattibili, è stata spiazzata da un salto di paradigma tecnologico. Ora la componentistica per produrre energia senza costi di approvvigionamento di materie prime combustibili è diventata economica, semplice, flessibile e scalabile. Siamo in mezzo ad un passaggio di fase nella secolare dipendenza dell’umanità dall’energia.

E come reagiscono le nostre società dominanti, abituate a contendersi un mercato dove gli operatori si contano sulle dita di massimo due mani? Cercano di chiedere aiuto al potere. Al Governo.

Cercano di fermare il fiume con le loro grandi mani.

 

Non è possibile.

Ma qualcosa si può ottenere: si può distruggere i pochi brandelli di credibilità che il nostro Stato ha rispetto alla sua capacità di mantenere la parola data. Si possono stracciare oggi contratti (di diritto privato) stipulati due, tre anni fa tra due parti una delle quali è un cittadino o un’impresa che ha speso suoi soldi (magari prestati da una banca), per realizzare un impianto di produzione energia elettrica, che non brucia carbone, né gas metano, né petrolio o olio pesante, di piccola taglia in grado di produrre energia idonea al consumo di uno stabilimento industriale, di un paese, di una casa. E che la fa, questa energia, vicino allo stabilimento, al paese, alla casa.

 

Certo, questo impianto ha una colpa. Imperdonabile. Fa tenere spenta quella bella centrale, intitolata ad un nostro genio italiano, che nell’alto Lazio –ad esempio- potrebbe alimentare da sola l’intera regione, che inquina come tre milioni di auto per 20.000 km all’anno, che dà lavoro ad un centinaio di persone. Inoltre fa crollare il prezzo dell’energia (il prezzo all’ingrosso è caduto, proprio come per i computer “compatibili”, del 18% solo negli ultimi tre mesi). In bolletta non ce ne siamo accorti perché qualcuno si tiene il margine (area gialla nel grafico). 

                                                             Imm1 Art Vis

Questa è la vera colpa. Non altra.

 

Allora che si fa? Si mette fuori, nottetempo, una smilza Presentazione, senza logo o marchio, nella quale allo scopo dichiarato di ridurre la bolletta alle PMI del 0,26% (lo dicono loro, basta sommare, slide 1 e 2) sul fatturato, distrugge il diritto italiano, proponendo di ridurre per legge gli incentivi che impianti già fatti, per i quali tutti i soldi sono stati già spesi e che non possono scappare da nessuna parte, stanno percependo allungandoli per sette anni senza interessi. Li chiamano “rendite” (da quando l’utile di una iniziativa industriale produttiva, per quanto alto, è una “rendita”?).

Precisamente in questo modo intendono “recuperare” (sarebbe meglio “rapinare”) ca 900 milioni all’anno (cioè il 0,13% del fatturato delle PMI per le quali gli interi costi energetici ammontano comunque al 2,3% del fatturato; mentre quelli del personale al 7%).

 

Questa operazione culinaria (la chiamano “spalmatura”, come se fosse burro), agirebbe su una parte del 540.000 impianti fotovoltaici che ci consentono di risparmiare, nel loro ciclo di vita, ca 200 milioni di tonnellate di CO2 in atmosfera, risparmiare 16 miliardi di m3 di acqua, 17 miliardi di mc di metano, per un valore a vantaggio della nostra bilancia commerciale di ca, 32 miliardi di euro, considerando la nostra intensità energetica per € di PIL, consentono di avere un PIL “energy free” per 82 miliardi all’anno, annullare le emissioni di CO2 (cioè l’impronta di carbonio) di 1 milione di abitanti, e 3 milioni senza consumo di metano e 4 senza consumo di acqua.

Tutti disastri per chi quel metano ce lo vuole vendere, quell’acqua consumare, quell’energia produrre.

 

Aveva proprio ragione Bob Kennedy:

Non troveremo mai un fine per la nazione né una nostra personale soddisfazione nel mero perseguimento del benessere economico, nell'ammassare senza fine beni terreni.

 

Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell'indice Dow-Jones, nè i successi del paese sulla base del Prodotto Interno Lordo.  

Il PIL comprende anche l'inquinamento dell'aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine-settimana.

Il PIL mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di casa, e le prigioni per coloro che cercano di forzarle. Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai nostri bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari, comprende anche la ricerca per migliorare la disseminazione della peste bubbonica, si accresce con gli equipaggiamenti che la polizia usa per sedare le rivolte, e non fa che aumentare quando sulle loro ceneri si ricostruiscono i bassifondi popolari.

Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia o la solidità dei valori familiari, l'intelligenza del nostro dibattere o l'onestà dei nostri pubblici dipendenti. Non tiene conto né della giustizia nei nostri tribunali, né dell'equità nei rapporti fra di noi.

Il PIL non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione al nostro paese. Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta.

Può dirci tutto sull'America, ma non se possiamo essere orgogliosi di essere americani.”

 

Big Blue e il fiume della storia. Fermare con le mani il progresso.