DISSERVIZIO PORTALE E DISTRIBUZIONE

Il Consiglio Direttivo di ATER visto il perdurare dei malfunzionamenti del portale produttori, che il 2 Luglio 2018 è stato spostato all'interno del sito di E Distribuzione, ha tentato sia a livello locale che nazionale di avere un incontro con un responsabile/funzionario del gestore di rete nazionale, che potesse rispondere ai reclami giunti da tutta la penisola, isole comprese.
Oggi in sinergia con MSA abbiamo scritto al distributore ai livelli massimi nazionali.

Di seguito il testo della mail inoltrata:

Egregia Dott.ssa,

ci troviamo costretti a contattarLa per segnalare dei disservizi molto gravi che si stanno verificando sul Nuovo portale Produttori messo a disposizione dalla vostra Società.

Ormai da due settimane è assolutamente impossibile potere lavorare compiutamente sul sistema e, senza considerare un aggiornamento non annunciato e durato ben 4 giorni, ad oggi ancora rileviamo le seguenti gravi criticità:

- Istanze che non proseguono a causa di un disallineamento invalidazione del processo TERNA/GAUDI;

- Innumerevoli richieste di integrazioni derivanti da documenti che arrivano a voi attraverso il detto portale "danneggiati".

- Un call center che non risulta essere in grado di fornire il benché minimo supporto tecnico.

La lista potrebbe proseguire ed essere molto lunga.

In qualità di tecnici non siamo abituati alle lamentele fini a sé stesse ma ci vediamo costretti a rivolgerci a voi in via ufficiale per consentire lo svolgimento del lavoro quotidiano a tutti i tecnici del nostro settore sul territorio nazionale.

Chiediamo un Comunicato Ufficiale che faccia comprendere ai nostri clienti che i ritardi ingiustificati accumulati non sono attribuibili ad una nostra responsabilità.

Vi proponiamo inoltre un tavolo tecnico, metodologia di lavoro che già da anni abbiamo assunto e positivamente sperimentato con il GSE S.p.A., ove offrirvi la nostra esperienza "sul campo" e volto ad agevolare la risoluzione di criticità ormai non più accettabili.

Non riteniamo di avere nulla da insegnare a nessuno ma, certamente, avere feedback da chi quotidianamente utilizzi i sistemi da voi messi in campo può accelerare e semplificare i processi di efficientamento ed ottimizzazione dei servizi da Voi offerti.

Certi di un Suo cortese riscontro porgiamo distinti saluti

Il Presidente di Ater

Ing. Simone Bonacini

Editoriale ATER su Referendum 17 Aprile 2016

 

Il 17 Aprile 2016 il Popolo Italiano sarà chiamato a pronunciarsi, attraverso un referendum, su un importante tema di natura energetica.

Sarà chiesto di esprimersi se si voglia o meno permettere ai concessionari di licenze per estrazione di gas e petrolio (ovvero a praticare quelle che in questi giorni sono meglio note con il termine “trivellazioni”), per cui sono già state rilasciate delle concessioni entro 12 miglia marine dalla costa di continuare la loro attività fino al naturale esaurimento del giacimento (voto NO), oppure chiudere definitivamente le estrazioni al termine delle concessioni ottenute (voto SI).


Il referendum quindi riguarda solo la durata delle concessioni già esistenti (nuove sono già vietate) ed entro le 12 miglia dalla costa. Sono escluse le attività petrolifere sulla terraferma e quelle in mare che si trovano a una distanza superiore alle 12 miglia dalla costa.

Dunque la questione su cui si esercita materialmente il voto è piuttosto limitata, ma costituisce un'occasione importante per riflettere sul futuro energetico del nostro Paese e per mandare i corretti segnali.

Il futuro si può concentrare in due punti fondamentali:
- la necessaria transizione dai combustibili fossili alle fonti rinnovabili (FER).
- Lo sforzo costante di aumentare l'efficienza energetica (nei settori dell'edilizia, dell'industria e dei trasporti) che significa ridurre i consumi unitari elettrici e termici, e quindi diminuire il fabbisogno e la dipendenza del paese.

Entrambe le trasformazioni sono in corso, ma vanno sostenute attraverso lo sviluppo degli accumuli elettrici, la realizzazione delle reti intelligenti di trasporto dell'energia, l'aumento dell'efficienza dei dispositivi di produzione, il passaggio dalla grande produzione centralizzata alla mini e micro generazione diffusa, le tecnologie di azzeramento delle emissioni degli impianti a biomassa, lo sviluppo del biometano, la cogenerazione ad alto rendimento, etc. Dobbiamo necessariamente puntare ad un MIX energetico rinnovabile e sostenibile e non al potenziamento della vecchia economia del fossile.
Queste sfide non sono dei sogni irrealizzabili, ma tecnologie in alcuni casi già consolidate, in procinto di affermarsi definitivamente, e agli albori per altre.

Il referendum è occasione per dare un'indicazione chiara su quale è il futuro che il Paese vuole.

L'estrazione di risorse fossili dal mare nazionale comporta comunque danni ambientali, nelle operazioni di gestione delle piattaforme, nella manutenzione e sostituzione materiali, lungo tutta la filiera di valorizzazione e consumo, che anche se sono in parte contenibili non sono completamente evitabili. Anche l'occupazione, l'indotto, connesso con il ciclo di estrazione e trasporto (quello di trasformazione è indifferente alla fonte della materia prima) è un valore, ma indubbiamente di scarsa entità numerica, soprattutto in confronto a quello attivabile da una conseguente ed energica politica sostitutiva a favore di rinnovabili ed efficienza.
Resta il tema dell'aumento dell'indipendenza energetica a breve termine, che è anche sollevato dalle norme europee alla base della scelta del governo: la verità è che noi non stiamo migliorando l'indipendenza del paese, se lo consideriamo correttamente come un bene condiviso dalle attuali e dalle future generazioni.
Stiamo infatti estraendo risorse non riproducibili, ovviamente sottraendole alle future generazioni, per un uso "povero". Queste stesse risorse, conservate in modo efficace da milioni di anni dalla natura, tra un secolo o due (quando tra l'altro le altre fossili saranno esaurite e quindi saranno diventate scarse), avranno un valore –anche economico- incomparabilmente maggiore con applicazione di tecniche che oggi non possiamo neppure immaginare. Oggi quindi estraiamo e bruciamo, per mera avidità, un tesoro per il quale i nostri pronipoti ci malediranno.

E qui si coglie il punto: il problema sono i grandi interessi economici che girano attorno al mondo fossile. Interessi miopi e rapaci, capaci utilizzare qualsiasi mezzo e argomento per i propri interessi immediati (dimenticando che tra i nipoti del futuro ci saranno anche loro).

Di qui l'assordante silenzio che si sta cercando di imporre sul quesito referendario: quanti italiani sanno ad oggi che il 17 Aprile si andrà a votare?

Sappiamo che alla fine l'avanzata delle energie pulite sarà inarrestabile, perché alla fine la tecnologia migliore ha sempre la meglio, ma ora si può dare una spinta importante.

Il 17 Aprile 2016 votiamo "SI" al referendum, per dare un segnale forte e chiaro a chi ci governa: il tempo delle fonti fossili è finito.

Comunicato CD ATER del 09/03/2016.

 

ATER - MSA sulle criticità del documento tecnico GSE

In data 01/05/2015 il GSE spa ha pubblicato il "Documento Tecnico di Riferimento per il mantenimento degli incentivi" (DTR).

 

Il Gestore ha disatteso molte delle indicazioni fornite dagli operatori del settore nella fase di consultazione, pubblicando un testo volto all'inasprimento burocratico, oltre che finanziario, in capo ai produttori con inaccettabili elementi di retroattività che introduce inoltre disparità di trattamento tra chi non migliora la produzione o attua manutenzioni e chi, correttamente, lo fa.

 

Il sistema così strutturato penalizza assurdamente i secondi e quindi l'efficienza del parco di generazione italiano.

 

ATER, riconoscendo al GSE spa il giusto ruolo di soggetto attuatore, chiederà una proroga all'entrata in vigore del testo con l'auspicio di un aperto dialogo tra le parti volto a correggere gli aspetti più critici del DTR.

 

La comunicazione in formato PDF:

www.assotecnicirinnovabili.org/index.php/2012-06-22-10-06-40/finish/3-documenti-informativi/102-lettera-al-gse-maggio-2015-dtr

 

 

 lettera GSE maggio 2015

 

POSIZIONE DI ATER SUL DOCUMENTO DEL MINISTERO DELLO SVILUPPO ECONOMICO SULLA RIFORMA DEL MECCANISMO DEI CERTIFICATI BIANCHI.

Il Ministero dello Sviluppo Economico, in data 31 Luglio 2015 ha pubblicato un documento con "l'obiettivo di illustrare le linee di riforma del sistema che il Ministero dello Sviluppo Economico, di concerto con il Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, ha definito per un uso più efficiente ed efficace delle risorse, così come previsto dalla legge e in vista degli obiettivi nazionali da raggiungere al 2020", per sottoporlo all'attenzione degli operatori del settore e raccoglierne le osservazioni che dovevano essere presentate entro il 30 Settembre 2015. 

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Comunicato riguardo l'adeguamento ISTAT per Impianti FV in 1° Conto Energia

C'era una volta il Primo Conto Energia

Quasi 10 anni fa in Italia partì l'avventura del fotovoltaico, dopo le timide leggi regionali che avevano applicato il programma di finanziamento nazionale (1.000 e poi successivamente 10.000 tetti fotovoltaici), arrivò il tanto atteso decreto di incentivazione in "Conto Energia", ovviamente in ritardo di un anno rispetto a quanto stabilito da un celebre Decreto dell'allora Presidente Carlo Azeglio Ciampi.
Finalmente una legge che invece di dare soldi a pioggia premiava gli impianti funzionanti!
La novità di un incentivo sull'energia effettivamente prodotta è stata una vera rivoluzione, non è certo un caso che questa idea sia arrivata dal Nord Europa. Per noi tecnici, per i pochi che allora ambivano ad esercitare la propria professione nel campo delle energie rinnovabili, è stato sicuramente un inaspettato colpo di fortuna ritrovare in Gazzetta Ufficiale il "DM 28 Luglio 2005".
I prezzi dei moduli fotovoltaici erano letteralmente proibitivi, un impianto domestico con potenza di picco di 3kWp costava all'utente finale una cifra prossima ai 30.000€, i pochi che hanno avuto comunque il coraggio di mettersi in gioco hanno fatto investimenti importanti, per la maggior parte di loro non si è trattato di semplici speculazioni economiche ma di una vera scelta etica, un impegno concreto verso un futuro sostenibile.
L'incentivazione al fotovoltaico è stata una vittoria planetaria, i prezzi mondiali sono stati abbattuti proprio grazie al nostro Paese, tanto che oggi lo stesso impianto da 3kWp può essere installato spendendo il 75% in meno.
Ma in questo Paese non si può mai stare tranquilli, infatti il legislatore nel 2006 emanò un decreto con norme retroattive che annullavano l'adeguamento ISTAT per le tariffe incentivanti degli impianti del 1° Conto Energia. Ci fu una battaglia legale e nello stesso anno un ricorso al TAR della Lombardia annullò le norme retroattive.
Nel 2012 il Consiglio di Stato annullò gli effetti del ricorso, ed in questi giorni tutti i possessori di un impianto fotovoltaico realizzato col 1° Conto Energia stanno ricevendo le raccomandate da parte del GSE dove viene ripristinata la tariffa incentivante, annullato l'adeguamento ISTAT e attivato il procedimento di recupero delle somme erogate in ragione della tariffa superiore a quella iniziale.
I soggetti hanno solo 10 giorni per tentare di opporsi in forma scritta!
Immaginiamo quante persone si ritrovano all'improvviso un danno che può essere approssimato in 1.000€/kWp e che non sanno proprio come rispondere.
In realtà esiste già un ricorso al TAR del Lazio, non si sa come andrà a finire e si teme che questa battaglia dovrà necessariamente spostarsi sul piano politico e istituzionale.
Cosa può fare un Soggetto Responsabile quando riceve la fatidica raccomandata dal GSE?
La prima reazione a caldo è quella di trovare in fretta e furia un avvocato e di rispondere per le rime, ma i tempi sono strettissimi e riuscire trovare un avvocato già preparato e "sul pezzo" si rivela un'impresa disperata.
Abbiamo ricevuto molte lettere e segnalazioni che ci chiedono aiuto in tempi brevi, ATER non ha avvocati al proprio interno e possiamo solo constatare che il GSE non fa altro che applicare la legge, il problema sta a monte e come sempre più spesso ci troviamo a constatare che sono sempre gli stessi a pagare il conto.
La sentenza del Consiglio di Stato è del 2013 e il GSE si è mosso con due anni di ritardo; quindi, fatta salva la prescrizione del credito, sulla quale si dovranno esprimere gli organi competenti e facendo quindi riserva di opporre nelle sedi opportune l'istanza di prescrizione parziale, ci sentiamo di suggerire che si può legittimamente richiedere almeno la dilazione della restituzione in considerazione del tempo intercorso dai fatti ed anche dalla sentenza in oggetto.

ATER